GIULIO REGENI – TUTTO IL MALE DEL MONDO
PRIMA VISIONE
regia di Simone Manetti
con Claudio Regeni, Paola Deffendi, Alessandra Ballerini
documentario
Italia, 2026 – 105′
Sono passati 10 anni dalla scomparsa e poi il ritrovamento del corpo, martoriato, di Giulio Regeni. In occasione dell’anniversario, esce Tutto il male del mondo: un docufilm che non cerca consolazioni, ma insiste sulle domande e sulle responsabilità di un dramma che non ha ancora risposte.
Non tutto il male del mondo può essere ignorato. Neanche un euro di fondi pubblici per Giulio Regeni – Il male del mondo, il documentario che racconta la storia del giovane ricercatore ucciso al Cairo nel 2016 e per cui è ancora in corso, tra enormi ostacoli, il processo a quattro militari dei servizi segreti egiziani.
Il Ministero della Cultura lo ha escluso dai finanziamenti, ritenendo che non rispetti i criteri di qualità artistica e identità culturale nazionale italiana. Eppure ha già incontrato il pubblico, ha vinto il Nastro della Legalità 2026 e sarà proiettato il 5 maggio al Parlamento europeo. Davvero questa storia non riguarda il nostro Paese? Davvero non ha valore raccontarla? Un documentario che sta diventando un caso politico.
Un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016.
Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di ricerca. Punto. Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la ricerca costituisca una minaccia. Lo ha affermato, un po’ teatralmente, testimoniando di recente in tribunale, Marco Minniti, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro e omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, nato nel 1988 a Fiumicello Villa Vicentina (Udine) e ritrovato cadavere il 3 febbraio del 2016 alla periferia del Cairo.
Quella dell’ex ministro è l’unica punta di pathos di Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, che evita accuratamente di cavalcare l’indignazione dello spettatore ma mette in fila i fatti, senza commenti che non appartengano ai genitori di Regeni e le testimonianze di politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d’Assise presso il Tribunale di Roma, iniziato nella primavera del 2024.
Due binari corrono paralleli: da una parte la voce e la richiesta persistente, obtorto collo anche molto mediatica, di Paola Deffendi, Claudio Regeni e della loro avvocata Alessandra Ballerini. Dall’altra il percorso processuale, celebrato in assenza dei quattro identificati come esecutori del rapimento, tortura, omicidio, tutti alti funzionari delle forze di sicurezza egiziane: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abedal Sharif, il cui nome torna in una conversazione privata ascoltata in Kenya dal Testimone Gamma.
Tra questi due filoni, si inseriscono diversi materiali d’archivio, per lo più filmati in bassa definizione, da dispositivi come telefoni cellulari, a ricordare il sapore, la grana, del contesto politico della vicenda, occorsa cinque anni dopo le rivolte di piazza Tahrir (2011). La piazza “della liberazione” da cui sono arrivate in tutto il mondo le immagini della destituzione del presidente Mubarak, in carica da tre decenni, la primavera araba, l’affermazione di Abdel Fattah al Si si, la speranza di un vero cambiamento che non è arrivato.
Schedula per Ore
mercoledì 4 febbraio
- 21:00
giovedì 16 aprile
- 21:00